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Chi ha girato il mondo sa benissimo che in un corposo numero di nazioni volare è un’attività che differisce molto dall’immagine patinata diffusa dalle pubblicità.
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È insomma possibile, per chi vi capiti, vivere esperienze che riportano indietro di parecchi anni: nel servizio, nell’imbarco, nelle modalità. Certi collegamenti tra isolette dei Caraibi o dell’Asia, certi voli interni in nazioni sudamericane, che possono dare la sensazione di avventura, per chi è abituato a scenari più fluidi, anche quando non differiscano, in sicurezza intrinseca, da un Londra-New York compiuto dall’ultimo modello di Boeing o Airbus.
È però possibile vivere esperienze particolari anche in paesi per così dire evoluti, quando siano sufficientemente grandi da lasciare spazio, al loro interno, a modalità di volo quasi a misura d’uomo.
È quello che capita ad esempio negli Stati Uniti con le tante piccole linee aeree regionali, quelle che colmano gli spazi, invero non numerosi, lasciati scoperti dalle compagnie tradizionali. È importante sempre ragionare considerando le dimensioni degli Usa, naturalmente: muoversi all’interno di uno stato di dimensioni medio-grandi corrisponde allo spostarsi da un capo all’altro di certi paesi europei, con tutte le differenze che questo comporta sul piano della percezione generale. Un Milano-Palermo è un volo da un capo all’altro di una nazione: ma la distanza, 890 chilometri in linea d’aria, è solo di 120 chilometri superiore a quella tra Miami e Tallahassee, situate all’interno del medesimo stato, la Florida, che nella mappa degli Stati Uniti risalta per la posizione e la forma, ma non certo per la dimensione.
IMG_6088 Gli spostamenti a livello regionale, dunque, aprono squarci interessanti per chi voglia sperimentare il trasporto aereo su prospettiva, come dire?, non di massa.
Si parla cioé delle cosiddette commuter airlines: commuter in generale è la parola che corrisponde al nostro “pendolare, ovvero chi ogni giorno percorra lunghe distanze per recarsi da casa al lavoro e viceversa, e in questo ambito, divenendo sostantivo aggettivato, indica le linee aeree che servono aeroporti di piccole dimensioni, collegandoli tra di loro oppure con grandi centri.
È il caso della Air Choice One, dalla quale, precisiamo, non abbiamo ricevuto un euro (onesti ma fessi; fessi ma onesti, sì), che permette di vivere l’esperienza del volo in una maniera inusuale, ai nostri tempi.
La linea ha sede e centro operativo a St.Louis, nel Missouri, e la collega con Burlington (Iowa), Jonesboro (Arkansas), Decatur (Illinois) e O’Hare, ovvero il principale dei due aeroporti di Chicago. Ma la particolarità non risiede in questo, bensì nelle modalità di viaggio: gli aerei sono Cessna Grand Caravan a elica, con soli nove posti a sedere, di cui tre in fondo (in pratica, un divano), quattro in mezzo (due a due uno di fronte all’altro) e due davanti, cioé alle spalle dei piloti, che possono dialogare in ogni momento, ove questo sia possibile senza compromettere la sicurezza, con i passeggeri. Sedili in pelle color crema che paiono quelli di una limousine (mai stati su una, ma pensiamo siano così), scaletta esterna che viene aperta da un unico addetto, scali di pochi minuti, giusto il tempo di fare rifornimento (se serve) e imbarcare passeggeri e bagagli.
IMG_6094La particolarità davvero forte è che può capitare che si sia a bordo… da soli, piloti ovviamente esclusi. È quello che ci è successo di recente sulla tratta St.Louis-Decatur-O’Hare, con partenza da St.Louis alle 5 del mattino, arrivo a Decatur alle 5.45, ri-partenza alle 6 e arrivo a Chicago alle 7.20. Nella tratta iniziale a bordo eravamo solo noi di MondoAmerica, i due piloti e un dipendente della compagnia in missione a Chicago. Per cui si è realizzata, alla tariffa complessiva di circa 60 euro, quella particolarità cui la Air Choice One accenna nel proprio sito: “l’esperienza di volo con noi è stata spesso paragonata a quella di un volo privato”.
Con tutte le curiosità del caso: non solo è possibile seguire tutte le fasi di decollo e atterraggio con piena visibilità frontale, ma capita che appena fermato il velivolo a Decatur il pilota si giri e ti dica «se deve andare in bagno scenda subito portando con sé la carta d’imbarco, tra 15 minuti ripartiamo». E sia alla partenza sia all’arrivo si viene accompagnati alla scaletta da un addetto e si esce ed entra dal terminal, il medesimo usato dalle grandi compagnie, da una porticina che sembra quella di servizio, come se realmente il servizio fosse personalizzato.
È un modo particolare di viaggiare, che consente anche di ammirare il panorama con maggiore calma: il Grand Caravan infatti non procede a velocità elevata, e lo scorrere del paesaggio si svolge con maggiore lentezza, dando anche in questo caso l’impressione di essere su un velivolo a propria disposizione.
Nelle immagini di questa pagina alcuni esempi dell’esperienza, che consigliamo caldamente a chi dovesse recarsi nei luoghi collegati dalla compagnia, ma che è possibile vivere anche altrove, negli Stati Uniti. Basta informarsi sulle compagnie aeree della regione in cui si intenda recarsi.