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Spaventosa, la media. In senso aritmetico, ovvero la somma di alcuni numeri divisi per se stessi: può voler dire tutto o niente, e ad esempio è stata usata per anni, prima dell’avvento di un approccio analitico più profondo, per determinare il valore di giocatori di vari sport, nella loro specialità.

JacksonvilleÈ un aggettivo, o sostantivo a seconda degli usi, utilissimo e falsissimo. La famosa media di mezzo pollo a testa, se uno ne mangio uno e tu nessuno, insomma. Ma si usa anche per determinare l’equidistanza di una qualsiasi entità dagli estremi, secondo definizione.

Il telespettatore medio, l’utente medio, il passeggero medio. E ovviamente anche la città media, adesso. È uscito di recente un rapido studio che ha classificato le città americane. Medie, ovviamente. La procedura è stata questa: si è fatta la somma degli abitanti delle aree metropolitane degli Stati Uniti e la si è divisa per il numero di tali aree. Ne è venuta fuori una curiosità: la città americana media sarebbe Jacksonville, che conta 850,000 abitanti e copre una superficie di 2265 metri quadri, poco meno del doppio di Roma. Alla conclusione è arrivato Matthew Yglesias di Slate, commentando il post di un altro blogger, Tyler Cowen che aveva invece proposto Knoxville, nel Tennessee.
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La maggior parte dei voli internazionali diretti verso New York atterra al JKF, l’aeroporto intitolato alla memoria di John Fitzgerald Kennedy, uno dei presidenti americani più amati dai newyorchesi e, finora, l’unico cattolico.

jfk Ad ogni atterraggio si vedono passeggeri sul lato finestrino con in mano la macchina fotografica, convinti di poter immortalare lo skyline della città. Niente da fare, s’intravvedono giusto un paio di grattacieli ma per identificarli non basterebbe uno zoom ottico di 35x e nemmeno la vista di Superman. L’aeroporto è situato nel quartiere Jamaica del Queens, a 25 km di traffico da Manhattan. Taxi o pulmino per arrivarci, con i mezzi si perde troppo tempo (anche se è molto suggestivo utilizzarli, ndr). Jamaica è un quartiere molto povero, la maggior parte delle case è in legno, su due piani e molto simile a baracche. Le strutture sono fatiscenti e non a caso l’uragano Sandy ha fatto vittime e danni ingenti a Long Island (l’isola che comprende due distretti di New York CityBrooklyn e Queens appunto – e due periferie della città come Nassau e Suffolk), dove tanti, troppi quartieri sembrano rimasti fermi agli anni Ottanta e svuotati del sogno americano; sono realtà che si scontrano sullo stesso territorio con zone residenziali. Read more »

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Nella notte, Gonzaga ha tenuto fede – a fatica – al suo ruolo di numero uno della sua parte di tabellone (West) del Torneo NCAA (parliamo di basket), battendo Southern 64-58.

Ne approfittiamo per un piccolo omaggio al college, che ha sede a Spokane (nota: si legge “spokàn”): lo avevamo visitato, prima ancora che venisse alla luce Mondo America, nel novembre del 2011, per assistere a una partita il mercoledì sera, vinta 73-53 su Notre Dame. In quell’occasione avevamo girato alcuni filmati, e ne riproponiamo uno che illustra, in neanche due minuti, la bellezza dello sport di college: come vedete, non c’è neppure un’azione di gioco, ma come vale per il calcio inglese e altre situazioni sportive a fare la differenza non è la qualità tecnica ma proprio l’atmosfera in cui si svolge un avvenimento. E si badi, Gonzaga è un posto speciale, ma non unico, da questo punto di vista: una partecipazione del genere, una scena del genere, la si può vedere nella grande maggioranza delle arene del college basketball, ancor più quando c’è la diretta nazionale (quella sera era su ESPN) e si vuole mostrare lo spirito del luogo. Bello, semplicemente.

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E va bene, oggi è iniziato il Conclave per l’elezione del Papa, e ovviamente se ne parla molto ovunque, anche da parte di chi non ha idea di cosa stia dicendo o scrivendo.

cheesehead Non ne abbiamo neppure noi di Mondo America, e ci limitiamo infatti a una curiosità pura. Relativa a Timothy Dolan, 63 anni, Arcivescovo di New York dal 2009 e Cardinale dal 2012, personaggio peraltro abbastanza noto per mille motivi, evidenziati anche nei giorni scorsi, quando alcuni suoi atteggiamenti non protocollari hanno suscitato attenzione.

Nato e cresciuto nei dintorni di St.Louis, Dolan si è trovato a gestire due arcidiocesi (Milwaukee e poi New York) nel pieno degli scandali per gli abusi sessuali commessi da membri del clero, e sul suo modo di affrontarli il giudizio di chi se ne intende – cioé non noi – è controverso, ma non è questo l’ambito di cui si parla oggi, puramente aneddotico, anzi di carattere sportivo.

Si riferisce al Dolan dall’atteggiamento pubblico molto gioviale, compagnone e affabile: quello che Robert Koeller, scrivendone un ritratto molto lucido sul New York Magazine di alcuni anni fa, definì “un alto, frizzante, corpulento irlandese-americano che adora i sigari e il whisky, e che mi fa chiaramente capire che preferirebbe parlare con me ad una festa del pesce fritto in parrocchia che qui [nella sua casa dietro alla Cattedrale di San Patrizio, sulla Quinta Strada]”.

Nel giorno della sua prima Messa da cardinale, domenica 6 gennaio 2012, Dolan salutò affettuosamente i tanti presenti che indossavano una maglia dei New York Giants, in vista della partita di playoff di quella sera, aggiungendo però un ecumenico «benvenuto ovviamente anche ai tifosi degli Atlanta Falcons», e qualcuno però si ricordò che nel 2002,arrivato a Milwaukee da dieci giorni, Dolan celebrò una Messa all’aperto proprio nel giorno di inizio del campionato NFL e all’inizio dell’omelia si infilò in testa per alcuni secondi una cheesehead, ovvero il copricapo a forma di cuneo di formaggio, classico dei tifosi dei Green Bay Packers. Un gesto per il quale fu molto criticato dai tradizionalisti, offesi dal mancato rispetto di uno dei momenti più solenni della liturgia, ma che fu (giustamente) etichettato come una semplice concessione alla giornata di partenza della NFL, e alla gente del luogo.

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