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Grazie alla complicità di una persona che rimarrà anonima a vita abbiamo ottenuto, qualche ora dopo il Super Bowl, un interessante opuscolo che conteneva tre facciate di “compiti a casa” per l’attacco di una delle due finaliste.

Foto x Super Bowl bonus
Erano test, o quiz, per la linea offensiva, che trovandosi un totale di 30 schieramenti di attacco e difesa, con i nomi delle chiamate, doveva completare lo schema a biro, dimostrando così di avere assimilato quanto contenuto nel playbook (il libro degli schemi) specifico per la partita. Per ovvi motivi di privacy non possiamo pubblicare il contenuto del promemoria, ma ci siamo concentrati su uno dei 30 riquadri: con uno spirito che oseremmo definire molto “americano” se non fosse un aggettivo un po’ banale, il coach o responsabile della linea di attacco ha infatti voluto… premiare i giocatori lasciandolo vuoto. “Super Bowl bonus: this box off”, cime dire “promozione Super Bowl, questo riquadro ve lo risparmiamo”. Un tocco di levità in una settimana serissima, una maniera per far sorridere gente che si sta preparando per la partita della vita. Nostro voto: 10. È così che si dovrebbe fare.

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Ok, le ultime due parole qui sopra indicano semplicemente la spilletta data ai membri dei media in occasione del Super Bowl.

Media PinMedia Pin XXIV Super Bowl

Che ci crediate o meno, ma dovete crederci, per decenni – letteralmente – la spilletta (nella foto, quella per il SB XXIV, giocato a New Orleans nel 1990) equivaleva all’accredito, per le conferenze stampa e tutte le occasioni in cui dal lunedì al sabato occorreva appunto avere una credenziale d’accesso. Al momento in cui al Media Center ti identificavi, e il tuo nome veniva trovato sull’elenco degli accreditati, l’addetto ti consegnava alcuni gadget (ricercatissima per anni la borsa con il logo del Super Bowl, anche se c’era poco da ricercare: te la davano e basta), un taccuino, una biro, a volte tessere di convenzioni con ristoranti o negozi locali, il cartelli o da appendere al collo e appunto la spilla. E se non avevi voglia di girare con cordino e cartellino, la spilla li sostituiva, con il medesimo effetto: intendiamo dire che all’ingresso della conferenza stampa mostravi la spilla attaccata al bavero o al maglione e questo bastava. Il che faceva sì che chi aveva magari un amico o conoscente o parente da far entrare a queste conferenze stampa potesse semplicemente dargli la spilla, ed era fatta: uno aveva accesso con il cartellino (senza foto, ovviamente) e l’altro con la spilla. Ovviamente questo non valeva per la partita, altrimenti sarebbe stato facile (facile?) far riprodurre la spilla da qualche artigiano e far confluire allo stadio decine di amici, ma si possono solo immaginare gli usi impropri di un sistema del genere.

Un tempo ti veniva consegnata con la medesima complicità consapevole con cui, ad esempio, in Inghilterra ti danno il programma ufficiale, insomma con l’equivalente gestuale di una strizzatina d’occhi e l’intesa “sei dei nostri”, mentre ora è un orpello che i meno orgogliosi vanno a rivendere, per due spiccioli, a uno dei banchetti che alla NFL Experience che smercia ai curiosi vari oggetti di quel genere, comprese borse stampa usate e i famosi cuscini imbottiti che ogni spettatore del Super Bowl, giornalisti compresi, trova al suo posto il giorno della partita.

Per comprensibili motivi, infatti, da oltre un decennio la spilla non ha più un valore pratico. Dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 infatti anche la NFL dovette procedere all’identificazione permanente di tutti gli accreditati: non solo per la partita, ma anche per tutti gli eventi della settimana precedente si passò all’accredito, non solo nominale ma con fotografia, per evitare qualsiasi equivoco o pericolo.

Fine di una piccola era, nota peraltro a poche centinaia di persone, cioè ad addetti ai lavori e giornalisti: ma se quotidiani anche prestigiosi spacciano come “nuova moda americana” passatempi praticati da poche decine di persone, però ben pubblicizzata, allora noi possiamo tranquillamente sproloquiare sulla morte materiale di un piccolo oggetto, vivo nella forma, ma non nella sostanza.

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Ray Lewis può piacere o non piacere. Come giocatore, come uomo, come leader.

La turbolenta storia del suo passato, i sei figli avuti da quattro donne diverse, il ravvedimento, la tendenza alla predica, in senso religioso e civile, la grinta, l’esempio, lo sprone ai compagni, i tanti discorsi (pubblico quello della parata vittoriosa del Super Bowl a Baltimore, privato quello fatto sabato sera ai compagni e svelato da Mike Silver di Yahoo), l’annuncio dei ritiro e l’ultimo mese di gare trasformato quasi in una sua passerella, carnale e faticosa, di saluto e addio, un protagonismo che non a tutti – appunto – è andato giù, e che pur con eccessi ha contribuito a compattare la squadra.
Che Lewis sia comunque un giocatore di particolare carisma, sin dai primi giorni nella NFL (1996, anche se all’inizio fu deferente verso i più esperti), è evidente in ogni gesto pubblico che compia. Noi di Mondo America lo abbiamo osservato a lungo, nel dopopartita del Super Bowl, mentre interagiva con i compagni di squadra negli spogliatoi, e lo abbiamo anche ripreso mentre rientrava al suo armadietto, spargendo saluti e incrociando alla fine Michael Phelps, il nuotatore vincitore di 22 medaglie olimpiche (18 d’oro), che è proprio di Baltimore e tifoso dei Ravens (il padre, 40 anni fa, aveva fatto un provino però con l’altra squadra della zona, i Redskins, in un’epoca in cui del resto a Baltimore c’erano i Colts). Un bell’abbraccio, anche un bacio… paterno di Lewis. Sullo sfondo, ma abbiamo tagliato la parte finale per rispettare la loro privacy, c’erano cinque dei figli di Lewis, rimasti a osservare il padre e le sue interazioni, in silenzio, per tutto il tempo.

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Ritorno dal Super Bowl

Ecco il rientro in Italia del nostro Roberto Gotta dopo l’esperienza del Super Bowl di New Orleans

Storified by · Wed, Feb 06 2013 04:54:59

Siamo appena partiti da New Orleans verso Chicago in treno, 19 ore attraversando gli Usa da sud a nord sul treno 58, il City of New OrleansMondo America
Il capotreno – in America è un classico – fa una ‘telecronaca’ a tratti. Ha appena segnalato questo nido di aquile. http://pic.twitter.com/ecGb5ItZMondo America
Classico panorama della parte meridionale della Louisiana. Acqua, e un po’ di terraferma. http://pic.twitter.com/dHtr5KSzMondo America
Il lago Pontchartrain. Minuscoli, in lontananza, i grattacieli di New Orleans e il Superdome. Nel brano Thibodeaux http://pic.twitter.com/ManwkaaRMondo America
la voce narrante dichiara di voler ‘drop a line in the Pontchartrain’, cioé pescare con la canna. Già che ci siamo, i creduloni che cascanoMondo America
in un tranello ci cascano, nel gergo, “hook, line and sinker”. Ci cascano in pieno, ingoiando amo (hook), filo (bava, line) e galleggianteMondo America
(sinker, in inglese dunque è ‘affondante’). Da noi, similmente, si dice che uno ‘abbocca’.Mondo America
Grazie ad @andreabeltrama, vero esperto (anche) di questo settore: sinker è giustamente il piombo, non il galleggianteMondo America
Magnolia, Mississippi.Mondo America
Doppio valore della foto: mostra l’amplissimo spazio per i piedi e il preoccupante cartone da 12 birre del dirimpettaio http://pic.twitter.com/Ici6nnIAMondo America
Hazlehurst, MS. Funzionasse la geolocalizzazione, poi, sarebbe meglio…Mondo America
Jackson, Mississippi. Pensando alla coppia Cash&Carter. E a Jackson State, Walter Payton e i fatti del 1970.Mondo America
Now entering Memphis, TN, aboard the City of New Orleans, @amtrak #58.Mondo America
Eccoci (21.50) a Memphis, Tennessee. Viene in mente ‘Hey porter’ di Johnny Cash, che però viaggiava in direzione opposta, cioé verso sud.Mondo America
Carbondale, Illinois. Ore 3.31. In viaggio da 14 ore. Il treno è questo. http://pic.twitter.com/H42Y53lmMondo America
@mariopass_arch 🙂 Questa è la carrozza panoramica, presente (mi sembra) su tutti i treni a percorrenza medio-lunga. http://pic.twitter.com/3XlcNfybMondo America
Torniamo al post-Super Bowl: un ‘segreto’ (che sfruttiamo ogni anno) è quello di non acquistare merchandising PRIMA della partita. BastaMondo America
Attendere il lunedì, e un buon 80% della medesima merce si può comprare con grande sconto. Un po’ per smaltire oggetti e capi di vestiarioMondo America
che avendo il marchio dell’evento rischiano di ‘scadere’ presto, un po’ per rientrare comunque degli investimenti. Ieri i negozi ufficialiMondo America
della NFL praticavano lo sconto del 75% (!) su tutto tranne le maglie da gioco e le t-shirt Ravens SB Champions, queste ultime ovviamenteMondo America
attualissime’, e la scena era questa, nel negozio del French Quarter. A quello @NFL Experience 3-400 persone in coda http://pic.twitter.com/zhgCXv1yMondo America
Naturalmente, il lunedì bisogna essere svegli, e si rischia comunque che vadano presto esauriti modello e taglia di maglie o felpe gradite…Mondo America
Champaign, Illinois.Mondo America
Kankakee, Illinois. Accento sulla ‘e’ finale. Completata la 18ª ora di viaggio. Mancano 90’ a Chicago. E tutto va bene. http://pic.twitter.com/iIkgOzQBMondo America
@FlavioPietra http://pic.twitter.com/nfezzbHdMondo America
Cade la neve a Homewood, Illinois. http://pic.twitter.com/dMHbYJlzMondo America
A Chicago, treno in orario spaccato, ci attende il Soldier Field! Purtroppo il Comiskey Park era dall’altro lato. http://pic.twitter.com/5sMG4wcWMondo America
La (ex) Sears Tower. http://pic.twitter.com/xvioXxu8Mondo America
Promemoria: non scrivere mai ‘treno in orario spaccato’ finché non arriva a destinazione, anche se è vicino. Adesso è fermo da 10’…Mondo America
Aspettando la metro (Orange Line verso Midway) alla fermata Adams/Wabash sul Loop, a Chicago. http://pic.twitter.com/gEiu9P1PMondo America
Chicago Midway, volo Delta 4052 per Detroit. Neve non fitta. Bello. http://pic.twitter.com/2pedxXLaMondo America
Ultimo volo con un estremo americano, Delta 590 da Detroit a Parigi. http://pic.twitter.com/VLCuAVg5Mondo America